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Ciao a tutti, sono tornato. E’ da un pezzo che manco, che non scrivo, che non ho il tempo ne la voglia di farlo. E’ passato un mese dall’ultima volta che vi ho dato mie notizie e se ne sono alternate di nuvole nel cielo, di tante forme e di tanti colori, certe volte nella vita non cambia niente in un anno o cambia tutto in un mese.

Ma cominciamo con ordine. Il portale Cataniacentro.com è cresciuto sempre di più, anche se gli effetti di questa crescita non sono manifesti tra le pagine virtuali dello stesso, l’associazione che lo cura si è ingrandita e ha acquisito nuove persone tra le fila della sua causa (raccontare città, farlo con un impronta indipendente). Mi sono trovato a discutere, con le poche persone che conoscono Secestato personalmente, nella sua vera identità, persone che si trovano in una posizione di collaborazione con l’associazione, sul diario, sull’impatto che aveva avuto sugli utenti, sul fatto che a Catania il nome Secestato cominciava ad essere abbastanza noto, almeno a chi ama scrivere, e anche sugli aspetti negativi, sul modo quasi spontaneo con cui è uscito fuori il Diario, la totale mancanza di “disciplina” nello scrivere, le offese alla provincia di Enna che avevano causato non pochi problemi con l’emergente staff di ennacentro.com (che sarà pubblicato a breve) eccetera, ma più di ogni cosa, si è aperta una nuova strada ancora più importante.

Adesso vi racconto la nascita di Sagitta (so che si è già presentata da sola), ma ci tengo, dal mio punto di vista, di questo diario, dal punto di vista di Secestato insomma, a raccontarvi cosa è successo. Devo fare un salto indietro, a circa una settimana fa, per riprendere il bandolo di una matassa che si è troppo ingarbugliata, cercherò con fatica di mettere su carta quella che almeno all’apparenza è una strana trama del destino. 

Una settimana fa, leggevo con un sorriso tra le labbra, i primi articoli del diario di Secestato, mentre li riordinavo per suddividerli in due categorie, riflettevo su quello che mi era successo nei giorni addietro, l’incontro con Sagitta, una ragazza che non vedevo ormai da molti anni e che in passato, era stata presente nella mia vita. L’Incontro era stato una combinazione davvero magica di sintonia a tratti telepatica, dovendo colmare il vuoto di molti anni ci eravamo raccontati tutto quello che era successo, più di 10 anni di assenza, e di cose in 10 anni ne capitano. 

Le avevo parlato delle mie storie, delle mie sofferenze, della scelta di scrivere un Diario, della collaborazione con Cataniacentro.com, della mia vita in generale, lei, profonda e riflessiva, mi aveva ascoltato con pazienza, percepiva tutto quello che avevo provato fino a quel momento, ed io percepivo tutto quello che provava lei. Possibile che anni e anni non servono a dividere la gente, quando è il destino che vuole tenerle unite? Le nostre conversazioni aumentavano sempre più di frequenza e di intensità, mentre tutto per me da un po’ di tempo proseguiva abbastanza bene. 

Messe di lato le sofferenze della mia storia, i brutti pensieri che mi avevano accompagnato si erano tramutati in tristi rimembranze sporadiche, la vita che incalza, mi aveva dato fin troppo da fare per riuscire a pensare ancora, non scrivevo più nel Diario, perché esaurita la rabbia sembrava proprio che non avessi più nulla da dire. Ma una sera, da poco finita la festa di Sant’agata, mi ritrovai con una amica ad assistere in modo fortuito ad una strana e bella celebrazione, Sant’Agata, adorata pure nell’ambito della chiesa ortodossa, veniva mostrata e celebrata ai rappresentanti della comunità ortodossa di Catania, il Duomo, magicamente addobbato vestiva i panni di una terra di frontiera, clerici dei due fronti religiosi, si dovevano incontrare a metà strada nell’ampia ala centrale della cattedrale, per poi dirigersi insieme e celebrare messa, nella stretta stanza che della famosa Santa, ospita le reliquie. 

Assistevamo con la mia amica (affascinata da tutto ciò, in quanto neanche Catanese, vedeva per la prima volta la devozione verso Sant’Agata) a questo evento, non c’èra moltissima gente ma nemmeno poca, orde di sorelle molto giovani dai volti coperti, strani preti (ortodossi) dalle vesti elaborate e dalle lunghe barbe, ed infine, corpulento e pieno di se il nostro vescovo, visibilmente a suo agio tra l’ammirazione della gente. Simbolo di ogni potere, passato presente e futuro, avrebbe detto Oriana Fallaci. 

Comunque, guardavo ammirato tutto ciò, e dentro me, cresceva la consapevolezza, maturata nel tempo, nei mesi, ma mai del tutto accettata e capita da me, che nulla spesso accade per caso, che a volte le strane trame del destino si intrecciano inesorabilmente per mostrarti un cammino, e sta a te cogliere quell’occasione o voltare le spalle, scrollandoti il peso di una verità non capita e a lungo taciuta. Ed io, sulla mia pelle e a causa degli errori degli altri, avevo ben capito che effetti la fuga partorisce, quando come codardi scappiamo dai nostri doveri storici (ed intendo, la storia della nostra vita). Tra le mura dense di spiritualità della cattedrale, teatro di molte mie riflessioni mattutine, avevo capito il profondo senso che il mio Diario poteva dare al progetto Raccontiamo Città, l’incontro con Sagitta, appossionata come me di scrittura, lungi dall’essere casuale, poteva fornirmi lo strumento per realizzare l’intuizione, che man mano prendeva sempre più forma dentro me, trasformandosi in consapevolezza.

Due autori, un uomo e una donna, raccontano una città, le città della Sicilia, con occhi diversi, ma simili, la classica coppia uomo-donna che completa un cerchio, si tramutava in un progetto concreto nella mia mente, sarebbe sorto un altro Diario, Secestato si sarebbe scrollato di dosso la rabbia, con cui inizialmente aveva cominciato a scrivere, e riappacificandosi con il lato femminile di se stesso (Sagitta) avrebbe ripreso il suo cammino, con una nuova spinta, una nuova formula vincente.

 Abbandonai la processione e rimuginai sulle mie idee, trascorsero i giorni, mi incontrai con Giuliana (vedi articolo precedente – la bellezza di incontrare qualcuno che non vedevi da un secolo), andammo al cinema a vedere “Il curioso caso di Benjamin Button”, un film veramente molto bello, la storia di un uomo che nasce vecchio e che crescendo, diventa un bambino. La mia sensazione, il mio pensiero che nulla nella vita accade per caso, prendeva spunto aiutato da input sempre diversi. Arrivò il giorno in cui dovevo proporre a Sagitta la nascita del suo diario sul portale, ero ansioso, non sapevo come l’avrebbe presa, lei scriveva spesso in forma privata e curava pure un blog dove poche persone avevano accesso, come fare? Temevo che la mia idea, le apparisse troppo prematura.

Alla fine le dissi tutto, le parlai della mia idea e di come vedevo la coppia Secestato/Sagitta, le spiegai tutto nei minimi particolari, saremmo usciti insieme dai casini, avremmo raccontato alla gente i nostri pensieri più intimi, le nostre riflessioni, e cercando di mettere a nudo la nostra identità perduta forse, l’avremmo rotrovata. La sua risposta fù molto positiva, accettò quasi subito, era fatta, il Diario di Secestato, dopo mesi dalla sua pubblicazione, aveva trovato un senso, una ragione d’essere.

La forza distruttiva con cui lo avevo nutrito, si era trasformata in voglia di ritrovare una strada perduta, e scostate le ultime foglie dalla visuale, il sentiero appariva meno cupo adesso, il sole sorgeva all’orizzonte, e soprattutto, non ero più solo, potevo addentrarmi tra quelle foreste incantate, in quei giardini segreti, affiancato da una fedele compagna, Sagitta mi avrebbe aiutato a peoseguire. 

E siamo giunti ad oggi, data della pubblicazione in contemporanea dei due articoli. Mi guardo indietro e mi sento così confuso, non riesco a riconoscermi quasi per niente in tutto quello che ho scritto nei precedenti articoli, ero io quello li?Le cose cambiano, si evolvono in cose sempre diverse, per tutte quelle persone che tentano di tracciare una strada anche quando il selciato è sconnesso, chi vive come se fosse una palla pazza perché ha perso il filo dei propri pensieri, ferite e tradite da chi amavano e da chi stimavano, le vittime di Giuda di ogni tempo e di ogni luogo, a tutte queste persone dedico questo nuovo Diario e questo 2009 da poco iniziato.

Ciao Sagitta, benvenuta, tra le pagine della mia vita.